Sharing is caring!

Così si chiama, infatti, il nuovo spettacolo teatrale autoprodotto dalla compagnia L’Allegra Brigata, che inizia il nuovo anno teatrale a febbraio presso l’Auditorium di Palestrina.

E loro presentano così il proprio lavoro:

I grandi letterati che vennero dopo Dante, affermarono che le uniche opere paragonabili alla Commedia erano quelle omeriche. Tra i nomi celebri spiccano personalità come Alfieri, Leopardi, Milton, Pound e Borges. Fu proprio quest’ultimo ad affermare che: “La Divina Commedia è la più grande opera mai scritta da mano umana”.

La nostra di commedia, liberamente tratta, vuole essere un motivo in più per curiosare dentro l’opera originale, inesauribile. Lo fa con il sorriso sulle labbra, mantenendo il dovuto rispetto che merita il Sommo Poeta. Egli descriveva la misera natura umana attraverso sublimi versi divini.

Noi, invece, abbiamo avuto bisogno di ricorrere a vini diversi per immaginare molto, ma molto lontanamente, di avvicinarci a quella di riferimento. Incoscienti sotto l’effetto dell’alcool ingurgitato, ci siamo autoesaltati nello scrivere una sceneggiatura che disegna un percorso quantomeno bizzarro rispetto all’opera dantesca. E l’artificio di invertire il titolo denota che tutto è al contrario; sia nel procedere in maniera temporale che simbolica.

Il senso morale risiede nell’idea dell’uomo che alla sua comparsa/nascita al mondo è intonso, senza malizia, pulito dentro, ma a causa della sua natura deperibile rovina tutto ciò che lo circonda. Questa idea ci ha permesso, ribadiamo preda di fumi etilici, di accostarci alla Divina Commedia quel minimo che ci serviva per trarne spunti. Ecco allora che i nostri protagonisti, due sì: Dantino e Verginiotta, irrompendo casualmente nel Paradiso, scoprono che la strada per uscirne, e tornare a riveder le stelle, è tortuosa e densa di pericoli e prove da superare. Solo dimostrando la loro bravura riusciranno ad attraversare Purgatorio ed Inferno per raggiungere – oltrepassando il Limbo che non esiste più! – la Terra, vero luogo infernale per eccellenza.

È un percorso all’inverso, dalla luce alle tenebre. Anche visivamente per lo spettatore. I due protagonisti, infatti, rappresentano questa trasformazione al ribasso; sono giovani all’inizio e maturano fino ad invecchiare del tutto verso la fine.

Lungo lo svolgersi della storia incontriamo personaggi che hanno mantenuto il nome uguale a quello originale della Divina e più di un contatto, volutamente, con la nostra Palestrina: gli animali del mosaico nilotico, i santi del Palio, un canto polifonico del prenestino Principe dalla musica, citazioni storiche e miti della nostra Città, toponomastica. In un paio di momenti studiati ad hoc, irrompe con forza l’evoluzione dell’Allegra Brigata verso un teatro più attento al sociale.

Significativo, al riguardo, l’accostamento del personaggio di Caronte con gli odierni scafisti traghettatori di anime sofferenti e già condannate. Altro momento topico è rappresentato dall’apparizione, al termine della commedia, del Vate Maximo – Dante – il quale accolla su di sé le preoccupazioni dei senza lavoro, indicando la via al popolo dei disoccupati.

Lui – Dante per l’appunto, nell’immedesimazione finale – è «il vagabondo degli Inferi che rappresenta per tutti noi qualcosa di simile alla Speranza».

Il Big Bang. La presentazione finale dei personaggi, si svolge da una idea di partenza (al riaprirsi del sipario) in un nucleo di corpi: compatto, magmatico, pronto ad esplodere. Da questa massa unica di attori, che ruotano aggrappati in circolo, tutti spalle al pubblico, fuoriescono ritmicamente quelli che sono stati i vari personaggi in scena; si presentano raggiungendo il proscenio illuminatissimo. Quindi tornano nel blocco centrale, in penombra, da dove “esplodono” altri… a turno. Il Big Bang è creativo per natura. Da una forte esplosione di materia, si sprigiona energia pura che misteriosamente genera di tutto e di più… come fa l’Allegra Brigata, appunto, una associazione culturale ricca di fantasia e originalità. Arma a doppio taglio questa, che lega le attività della stessa, soprattutto teatrali, al rischio dell’incomprensione.

Da Trilussa: Pappagallo ermetico

Un Pappagallo recitava Dante:
“Pape Satan, pape Satan aleppe…”.
Ammalappena un critico lo seppe
corse a sentillo e disse: – È impressionante!
Oggiggiorno, chi esprime er su’ pensiero
senza spiegasse bene, è un genio vero:
un genio ch’è rimasto per modestia
nascosto ner cervello d’una bestia.

P.S. Se vôi l’ammirazzione de l’amichi
nun faje capì mai quelo che dichi

 

Le prevendite (10,00 €, posto unico) sono al Bar Conti, in piazza e presso l’edicola Il Camaleonte.

Comments

comments