Sharing is caring!

La barbarie e la crudeltà non hanno colore politico… le guerre, gli orrori contro l’umanità non accadono per una ideologia… ma solo per follia. Sono infiniti i genocidi, gli stermini che la razza umana ha prodotto verso se stessa nel corso dei secoli, da quando il mondo ne ha memoria…

Memoria che viene celebrata il 27 gennaio ricordando l’anniversario della fine dello sterminio di milioni di esseri umani nei campi di concentramento nazisti, si chiama “giornata della memoria” perché non si dimentichi mai l’orrore e la barbarie di quell’epoca. A volte sembra che, nonostante tutto, il mondo non impari nulla, eppure l’unica strada che abbiamo per non ricadere nell’errore è non dimenticare, ma soprattutto fare in modo che i giovani, i bambini comprendano fino in fondo il significato di questa giornata.

Un grande lavoro è stato fatto dall’Amministrazione Comunale nelle scuole durante questi anni, perché è soprattutto ai giovani che va insegnato cosa è stato il nostro passato e questa giornata è stata dedicata a loro.

Dopo il consueto omaggio ai caduti da parte dei rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, il clou della celebrazione è stato presso il Cinema Principe dove rappresentanze di scolaresche, per la maggioranza coloro che partiranno tra qualche giorno verso i luoghi dell’orrore, hanno assistito alla proiezione di un filmato-documento in cui Emanuele Ianniccari, il Sindaco dei ragazzi, intervista Piero Terracina, uno dei pochissimi sopravvissuti di Birkenau.

Grazie all’Associazione 400 che ha curato le riprese ed il montaggio, nonché la proiezione di sabato mattina, è stato possibile avere un documento prezioso e tangibile, una lunga e commovente intervista volta proprio a rendere reale agli occhi di chi certe cose le ha solo lette sui libri, qualcosa che ad un bambino o ad un giovane potrebbe sembrare quasi soltanto un racconto horror.

Prima della proiezione Emiliano Fatello, Presidente del Consiglio comunale di Palestrina,ha letto un brano pensato e scritto da lui stesso cercando di immedesimarsi per soli 5 minuti della vita di Piero Terracina, quei 5 minuti di quel 27 gennaio 1944 in cui, uscito dalla baracca, si è reso conto che le SS non c’erano più, non c’erano più i fucili, i bastoni, le divise e l’odore acre dei forni crematori.

“Invece di spendere di nuovo parole che in tanti stiamo spendendo in questa giornata della Memoria, ho pensato al dolore che su questo palco Piero Terracina ha provato mentre raccontava a tutti noi la sua terribile esperienza. Cosi ho pensato di fargli un regalo. Ho pensato che dovevo tentare di vestire i suoi panni e di provare a prendermi un poco di dolore e di vivere per solo 5 minuti la sua vita passata…. Provate anche voi a mettervi nei suoi panni, noi che viviamo nel lusso, nella pace, nella tranquillità familiare garantita dalla democrazia e dalle condizioni civili del nostro Paese. […]  Attenzione, che il rischio di indossare i panni di Piero Terracina non solo per 5 minuti, è sempre più grande. Basta che pensiamo al genocidio di Srebrenica nel 1995, al massacro tra Hutu e Tutsi in Rwanda nel 1994, a tutto il dramma siriano e ai massacri in atto nei Paesi della rivolta araba negli anni 2000 e all’umiliazione e ai soprusi che da dopo la Seconda Guerra Mondiale vivono i Palestinesi sui propri territori. Coraggio.”

E fa bene Emiliano Fatello a collegare un orrore lontano ad uno vicino… perché possiamo sempre ricordare che ogni giorno, in qualche parte del mondo, si aspetta un 27 gennaio di liberazione, perché possiamo sempre ricordare che la guerra per molti non è finita. E non esiste libertà per l’umanità se c’è dolore e sterminio per una parte di essa… come dice Piero Terracina nel suo accorato appello: la libertà è un bene prezioso da difendere ad ogni costo!

Gioia Cafaro

Comments

comments