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QUATTRO SCOSSE E BELLE FORTI, CHIUSE PER PRECAUZIONE LE SCUOLE

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Mercoledì, 18 gennaio 2017, passerà sicuramente alla storia. Per la prima volta la terra ha tremato per ben quattro volte: tre in mattinata e una nel primo pomeriggio. E non sono state scossette appena percettibili, ma forti e avvertite da tutti sia in casa che fuori.

I ragazzi delle scuole sono usciti dalle loro aule e si sono riversati sull’ampio piazzale antistante. Le lezioni non sono proseguite, né sono riprese. Dopo il primo terremoto ce ne è stato un altro e poi un altro ancora. La paura era tanta. Alcuni alunni, specie i più piccoli, piangevano e volevano che i loro genitori venissero a prenderli. E tanti genitori sono subito accorsi e hanno avvisato gli altri di fare la stessa cosa.

Figuriamoci se gli stessi insegnanti e il personale scolastico si sognavano di rimettersi al chiuso. Molti alunni hanno lasciato i loro zainetti in classe. Non si sono azzardati a riprenderli. E’ vero che non siamo come ad Amatrice, ad Accumoli e nei paesi rasi al suolo dalle pesante catena dei sismi, ma la psicosi c’è come anche la paura.

La paura è cresciuta a dismisura per la particolare frequenza delle scosse. E non si è detto che quella delle 14,35 possa essere l’ultima. Chi lo sa? Speriamo che la terra smetta di tremare non solo per noi, ma soprattutto per le zone degli epicentri, dove i crolli non subiscono soste. L’ultimo è la caduta del campanile di Amatrice.

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Il Lazio meridionale è una parte più fortunata. Qui i movimenti tellurici arrivano in modo più soft. Creano panico sì, ma di crolli e danni pressoché nulla. Solo qualche lesione qua e là. Perfino il tempo è benigno. In confronto alle zone terremotate dal 24 agosto 2016 è primavera. Altrove, sia al nord che a sud, sia ad est che ad ovest, il gelo e la neve stanno dando il colpo di grazia a gente ormai stremata.

Molti paesi sono senz’acqua, senza elettricità, senza rifornimenti e senza possibilità di muoversi anche con mezzi attrezzati, stanno lanciando un disperato SOS.

Il Sindaco, Pietro Panzironi, ha pensato bene di chiudere, per giovedì 19, le scuole. E’ una precauzione, considerata l’anomalia delle scosse odierne. Felici gli alunni per questa imprevista vacanza. Veramente speravano più in una consistente nevicata. Invece la neve è arrivata un paio di volte, ma solo quasi per un saluto. E’ ritornata nelle regioni dove neve chiama neve e non la smette più di accumularsi sulle macerie. Forse ha pietà e stende il suo manto bianco, mentre il freddo intenso congela le lacrime di coloro che piangono.

 

Pino Pompilio

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