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Museo giocattolo3

Quanti di voi hanno visitato il Museo del Giocattolo di Zagarolo, alzino la mano. Non credo che siate in molti.

Un proverbio dice “Nemo propheta in patria”, devono venire su invito speciale, gli stranieri, per confermarlo.   Abbiamo qualcosa di prezioso, il Museo del Giocattolo, con persone speciali come l’artista Francesco Zero che, con lo spirito del volontario e la capacità del professionista, ha dato il suo tempo e coinvolto le sue conoscenze senza riserva, fino ad arricchire i risultati del Museo migliorandone i consuntivi del 18% nel momento più difficile per il nostro paese.

Un posto dove persone come Serena Borghesani, giovane e preparata conterranea, è già pronta ad affrontare un futuro in cui la crisi sarà ancora presente, ma per lei ancora pieno di stimoli e aspettative.

Ne sa qualcosa il neo Presidente di Palazzo Rospigliosi Sandro Vallerotonda che è intenzionato a rilanciare ancora la ricchezza culturale locale considerandola in grado di attirare il turista di domani che sarà la nuova risorsa per la ripresa del domani. Sa anche che prima di arrivare ad aspettare solamente dallo straniero un aiuto fondamentale dobbiamo cercare anche nelle nostre forze, nei nostri uomini, nelle nostra fantasia, addirittura nei nostri giocattoli.

Un esempio: quanti di noi hanno in soffitta un giocattolo che ricorda la nostra fanciullezza? Chissà se esistono ancora i “borgioni”, come chiamavamo a Roma le palline di terracotta (non tutti si potevano permettere di averle di vetro), i “picchi” o la “nizza”? Giochi poveri dove occorreva anche un pizzico di fantasia, non come oggi che, con i videogiochi, si è persa l’immaginazione.

Ricordo che le più belle bambole, appena uscite, le acquistavo per le mie figlie e rimasi alquanto interdetto quando vidi la più grande che cullava la mia pantofola avvolta ad un tovagliolo, preferivano, quindi, usare la fantasia.

Portiamo perciò i nostri figli o i nostri nipoti al Museo del Giocattolo, ma cerchiamo di spiegare loro il periodo spensierato della nostra fanciullezza, quando non venivamo parcheggiati davanti alla televisione per intere giornate.

Gli antichi giocattoli sono il tesoretto che ogni famiglia ha dentro casa, ma che il più delle volte non sa di avere. Una risorsa che per molti va “eliminata” nel cassonetto sotto casa. Si, quei giocattoli che ci lasciavano senza fiato quando come una sorpresa bellissima invadevano la nostra vita, cambiandola in meglio.

Non è possibile che accada eppure è quotidianità. Cominciamo da ciò che non ci serve, o che pensiamo non ci serva, per tornare a dare importanza a quegli oggetti, oggi solo ingombranti. Recuperiamo per noi e per chi valuta come oro quei vecchi cavallini, quei tricicli senza i raggi nelle ruote, quelle bambole così tanto passate di moda.

Abbiamo qui accanto a noi chi sa valutarli, chi sa amarli ancora una volta come la storia della nostra vita, doniamoli al Museo dove ci sono persone fantastiche che sapranno restituire una vita eterna ai nostri ricordi, alla nostra fantasia, ai nostri vecchi e abbandonati giocattoli.

                                                                                                                  Antonio Gamboni

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