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Alle prime luci dell’alba di domenica 7 giugno 2026, il sacrato davanti alla chiesa di San Giuseppe Artigiano in San Cesareo si presentava adornato da una piccola, ma sorprendente e significativa infiorata. Il miracolo non consisteva nella quantità dei quadri realizzati, ma nella qualità. Infatti, era il Corpus Domini e, come è tradizione in questo giorno, si fa l’infiorata in onore del Cristo Eucaristico, ossia di Gesù vivo e vero nel pane e nel vino. Non c’è paese non solo di queste zone, ma dovunque, che non faccia meraviglie per ringraziare onorare e glorificare il Signore del dono della sua reale presenza. Del resto lo ha promesso Lui stesso, quando ha detto: “Io resterò con voi fino alla fine dei secoli”. Le infiorate sono vere e proprie opere d’ arte, grazie all’ estro, all’ abilità e alla fede di gente comune.  Alcune sono diventate famose e attraggono centinaia e centinaia di visitatori. Quella di Genzano ne è un esempio, ma c’è l’imbarazzo della scelta per andare ad ammirarne altre qua e là. A San Cesareo la tradizione dell’infiorata, già da un po’ di tempo, è calata di tanto. Fino allo scorso anno i “volontari artefici” di questa meraviglia, coprivano non solo il sagrato della chiesa, ma anche l’antistante piazza Giulio Cesare. Ora siamo al minimo storico, solo il davanti di San Giuseppe. Questa piccola opera, però, è risultata essere un capolavoro di soggetti e simboli di arte sacra. L’ artefice principale è Luciana Pelliccioni, non certo nuova ad opere sorprendenti, frutto del suo delicato, creativo e luminoso pennello. I fedeli che escono, dopo aver assistito ai vari riti celebrati nell’unico, modesto e piccolo tempio del paese, alzando gli occhi, ammirano, sulla parete interna della facciata, Gesù con un agnello. È come se il Buon Pastore salutasse i fedeli quando escono dalla casa del Signore. Luciana non è stata sola nella realizzazione dei quadri dell’infiorata. A darle una mano sono stati anche altri grandi, ma anonimi e umili artisti, assistenti e aiutanti volenterosi. Loro si sono prestati, come sempre, a far sì che agli occhi di San Cesareo ci fosse, quel mattino, l’attesa Infiorata del Corpus Domini. Don Guido, Don Franco, Don Cristian e i collaboratori della Parrocchia hanno presieduto alla processione con il Santissimo. Al seguito della processione il Sindaco Sabelli e gli Assessori Ricchezza e Ponzo. Vi hanno preso parte anche rappresentanze dei Carabinieri, della Polizia locale, della Protezione Civile e di Associazioni. Niente Banda e molto pochi i fedeli. La processione è passata per strade e piazze pressoché vuote e disadorne. Al ritorno la benedizione con il Santissimo è avvenuta sui gradini dell’ingresso della chiesa. Una benedizione anche ad arte, vista come altare la bella cornice dell’infiorata. Saltiamo ogni commento sulla fine di tante tradizioni di questo paese, che vive ormai immerso in mode consumistiche e in attività che nulla hanno a che fare con la religione, con la cultura, con la civiltà e con usi e costumi genuini d’ altri tempi. Si vive come api disperate intorno ad un alveare vuoto. Api che non trovano più lande verdi cosparse di piante e di mille e mille fiori, per succhiare nettare vitale. La terra diventa un paesaggio sempre più artificiale, plastificato e apparentemente progressista. E l’anima si sta perdendo.

Pino Pompilio

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