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Ormai è già da qualche giorno che siamo passati dal 2025 al 2026. Tutto prosegue come sempre. Chi può determinare nuovi eventi è Dio. Dio non opera da solo, ma attraverso l’uomo, che Lui ha creato a sua immagine e somiglianza. Dio, però, è il grande assente e finché lo ignoriamo non migliora nulla. La prova evidente dell’assenza di Dio è che prevalgono le negatività, poche e rare le cose belle. Oggi imperano le mode e le pubblicità. Guai a non aderire ad uno dei canali del “così fan tutti”. Ma c’ è di più, perché se solo nomini Dio sei deriso, preso per bigotto e fuori della modernità laica. È roba di Chiesa, di preti, di santoni, di vanesi, di fuori dal mondo dell’attualità. Quanti fuochi di artificio sono stati accesi nel passaggio dal vecchio al nuovo anno! Quanti brindisi, abbracci e baci! Quanti auguri scambiati!  Insomma quanta baldoria, finita pure male, come è successo a Crans-Montana in Svizzera. In un primo bilancio del 2026 pressoché niente di buono, se ci mettiamo pure l’arresto di Maduro, leader del Venezuela, da parte di Donald Trump, Presidente degli USA. Cosa può fare la semplice parola “AUGURI”, anche se detta da molti, davanti al vasto, preoccupante e agitato palcoscenico del mondo? Cosa può cambiare pronunciando solo comuni e formali espressioni in occasione di fine e principio d’ anno? Illusione, pio desiderio di cambiamento in meglio o speranza in un rovesciamento di fronti su ciò che sta accadendo? Da sole le cose non cambiano. Ci vuole qualcosa o qualcuno in grado di regolare la complessa macchina dell’esistenza dell’uomo. E questo può farlo solo Dio tramite l’uomo. E sempre Lui “che muove il sole e le altre stelle”. L’ uomo è stato posto al centro dell’universo e ha le capacità di salire verso Dio, come di scendere in basso, grazie alla libertà di scelta che ha. Gli Angeli non hanno questo privilegio. Scrittori, poeti e studiosi hanno chiamato questa centralità dell’uomo “Umanesimo”. Tutte le volte che l’uomo fa l’uomo è sereno e felice. Non ha problemi, né si danna, senza venire a capo di nulla. Allora? Vivere di speranza e di auguri non è una soluzione. Occorre muoversi e mettere in pratica il detto popolare: “Aiutati che Dio ti aiuta”. Ma come? Facendo che cosa? Se veramente si vuole rovesciare il mondo un modo c’è. È quello di non essere più oppressi da Tizio, Caio o Sempronio, i capoccia più tosti della terra, ma di dare voce ai popoli delle nazioni più martoriate e di ridare loro la libertà di scegliere i propri destini. Chi ha perduto la libertà è giusto che se la riprenda. Lo ha detto anche Rousseau ne ” Il Contratto Sociale” È quando si crocifigge la libertà che si vive in catene.

Rompiamo quelle catene.

Pino Pompilio

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