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Il 26-27-28 settembre a San Cesareo c’ è la 55^ Sagra dell’Uva e dei Prodotti Tipici Locali. Sempre un grande evento. Il programma presenta aspetti per lo più tradizionali, ma anche nuovi.  Non molti in verità. I tempi sono di magra, tocca stringere la cinghia e contentarsi di ciò che si ha. Comunque, Comune e Pro Loco hanno dato il meglio di ciò che si può non solo per riempire di contenuti i tre giorni della Sagra, ma darle anche un tocco di classe con spettacoli, giochi e attrazioni di vario genere, Lo dimostrano le capacità degli organizzatori e degli stessi attori della Sagra, cioè comuni cittadini. Tanti, a tal proposito, i manifesti esplicativi della Sagra. Una marea. Se poi si unisce anche Zagarolo (spesso ciò avviene), si ha l’en plein. Zagarolo fa una sorta di prova generale, un anticipo alla sua Sagra, che cade nella settimana successiva a quella di San Cesareo. Che magnifica fine dell’estate per questo fortunato territorio! Ha vicino Roma, la Capitale e in più qui arriva l’eco di analoghi eventi che avvengono nei Paesi limitrofi, come Colonna, Palestrina, Rocca Priora, Carchitti, Labico, Valmontone… e perfino Colleferro. In questo Comune, recentemente, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha onorato la memoria di un ragazzo, Willy Monteiro, diventato “simbolo di coraggio e di rispetto” per tanti che vivono nelle totale indifferenza davanti ad atti di gratuita violenza. Oltre l’Uva, non sono mancati invitanti prodotti ortofrutticoli, non tanto in mostra e in vendita su bancarelle, ma nelle pentole in cucina e sulle tavole di tanti punti-ristoro. Infatti sono utilizzati nei ben forniti stand enogastronomici da volenterosi e abili chef. Non parliamo della loro esperienza e della loro bravura, in quanto sono veri maestri nell’ arte di preparare piatti appetitosi, in specie quelli di tradizione contadina e paesana. Provare per credere. Fatto sta che da questo punto di vista i cucinieri di San Cesareo hanno invariabilmente un successo assicurato. Per la Sagra, ha annunciato uno dei prestigiosi “cucinieri”, anche la polenta. Il vino bianco o rosso che sia dà un forte segnale della presenza di Bacco nel contesto euforico della Sagra. L Uva, la magnifica Uva Italia, se ne vede sempre meno. I produttori locali sono rimasti in tre: Antonella Barosini, Fulvio Savina e Gino Pera. Quest’ anno la grandine ha causato seri danni. Basterà per la Sagra? E i prezzi? Alti naturalmente e allora? Agli inizi anni settanta, cioè mezzo secolo fa, il paese era per lo più dedito ad attività agricole. Molti i vigneti, i pescheti, i fragoleti e altre coltivazioni di bontà ortofrutticola. Non c’era tempo che non avesse i suoi frutti, diciamo, di stagione.  Più in vista fra tutte naturalmente quella dell’uva. Specialmente a settembre si vedevano mezzi di trasporto, alcuni dei quali provenienti da paesi esteri, che ripartivano carichi delle primizie disponibili nei punti di raccolta. Quello principale era soprattutto la CPO (Cooperativa Produttori Ortofrutticoli), ma anche “La Romana” di Renato Farinacci. Ma l’era d’ oro dell’uva iniziò il suo tramonto. Coltivazioni di kiwi, raccomandate e sussidiate dalla UE, sostituirono i “superati vigneti”. Era più vantaggioso dedicarsi ad altro genere di prodotti. Ora, della originale “Mostra dell’Uva Italia e dei Prodotti Tipici locali”, che cosa rimane? Quasi nulla, al di là dello spirito della gente attaccata ancora al folclore delle tradizioni. Sagra o Mostra che sia, l’importante è che l’uva e il vino devono essere sempre presenti e reali, come anche le altre primizie del territorio. Per far questo Comune, Pro Loco e Produttori devono stringere un patto di ferrea alleanza, di unità d’ intenti e di reciproca collaborazione. Urge cambiare politica, anzi crearne una nuova. L’ unione fa la forza. L’ andare in ordine sparso, ognuno seguendo i propri interessi non fa bene a nessuno, né si è mai felici. Con l’Uva, con Bacco e con le meraviglie della terra sì.

                         Pino Pompilio

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