Marino, Mostra d’arte al Museo Mastroianni sabato 10 gennaio alle ore 18.00
Il 10 gennaio 2015 lo scultore Francesco Zero, la cui attività artistica si svolge prevalentemente in Francia, e l’affermato artista Enrico Benaglia inaugurano, nel Museo Umberto Mastroianni di Marino, la mostra “Materia d’Artista” che resterà aperta fino alla fine del mese di gennaio. La splendida ex Chiesa S. Lucia, che ha le sue origini poco dopo l’anno 1.000, è oggi la sede del bellissimo Museo archeologico della cittadina di Marino.
L’ artista Enrico Benaglia esporrà una ventina dei suoi policromi pastelli e Francesco Zero una decina di leggere sculture in bronzo.
Per l’occasione la curatrice della mostra, la storica dell’arte dott.ssa Serena Borghesani, ha voluto intervistare in anteprima i due artisti per scoprire qualcosa di loro che il pubblico ancora non conosce.
La prima intervista è con Zero, artista dalle mille attività; tra cui non ultima la direzione del Museo Demoantropologico del Giocattolo.
Il bronzo è il suo elemento naturale. Scoprirlo per lui è stata la svolta di una vita artistica che lo ha visto girare il mondo con riconoscimenti e successi.
A Parigi sostano i suoi lavori mentre lo studio è a Roma, nella fonderia di Franco Anselmi, fonditore di terza generazione contornato già da figli e nipoti.
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INTERVISTA ALLO SCULTORE ZERO
– Incontro Zero nella fonderia di Via Acuto 50 a Roma in una giornata piovosa, senza alcuna prospettiva di luce solare. Il sottofondo sonoro dell’acqua che cade in abbondanza accompagna le risposte di un artista attivo e creativo anche nel modo di organizzare le sue esposizioni con parsimonia, dedicando ad esse tutta la forza emotiva che sostiene la gran parte delle sue intuizioni ed ispirazioni.
E’ intento a patinare con acidi e fiamma la sua ultima creatura “Lo specchio verticale”.
Una surreale visione di uno specchio che stravolge la realtà sollevando la figura verso l’alto per donare ad essa un’ alternativa di vita.
Con attenzione e dedizione passa accuratamente la fiamma su tutta la figura per aprirne i pori e far accogliere l’acido nel bronzo con la maggiore profondità possibile.
La forza di uscita del fuoco dal cannello copre con il suo violento fruscio ogni possibilità di parlare. Ma Zero non ha nessuna intenzione di farlo. Non può fermarsi in quel momento; deve portare a compimento un’operazione di finitura molto personale.
I tempi del fuoco e l’immediato pennellaggio dell’acido su ogni centimetro del bronzo determinano in modo incisivo il colore finale della scultura.
Il bronzo che esce dalla fusione si presenta con il colore dorato come una semplice maniglia di ottone, per la presenza massiccia del rame.
L’unica differenza è che quel 10% mancante nell’ottone è integrato dallo zinco, mentre nel bronzo dallo stagno.
Zero mi aspettava e appena gli è possibile con uno sguardo mi sollecita la prima domanda che ho per lui in serbo già da un po’.
E così entro immediatamente nel vivo della mia intervista:
Zero, come ti presenteresti ad un pubblico che non ti conosce affatto?
Come un uomo agganciato ad un passato difficile che ha saputo trovare l’unica strada percorribile che gli si apriva davanti fin da piccolo. Ma anche come un uomo fortunato perché l’arte mi ha sollevato ed alleggerito consentendomi di volare sotto la spinta di una mente fertile.
La mia attività artistica nasce molto presto come mezzo di comunicazione. La difficoltà di esprimere ciò che non potevo dire, bloccato dalla timidezza e dalla voglia di nascondermi, scivolava invece chiaramente tra le pieghe dolorose delle mie prime figure. Contorte e sofferenti non lasciavano nulla all’immaginazione.
Riversare ogni sensazione repressa sulle mie piccole figure mi concedeva quel sollievo psicologico di cui avevo estremo bisogno.
Quando ti sei accorto che questa necessità di espressione diventava arte?
La mia scultura, nasceda una lontana ricerca del movimento nella figura, intesa come vita oltre la staticità del corpo e della mente. Fin da quando frequentavo la scuola di nudo a Via di Ripetta a Roma, mi indispettiva quella professionale immobilità della modella. Ero destinato a lottare contro l’immobilità.
La mia battaglia si è radicata in me come un momento di vita fino a diventare una missione; quella di trasmettere il cambiamento come messaggio ampio e questo aveva bisogno di essere coltivato con attenzione e costanza infinita.
L’arte è arrivata con un approfondimento successivo, quando ho trovato il controllo della materia e la corrispondenza totale fra me e lei. Quando mi sono accorto che ero innamorato della sua disponibilità e dell’estrema adattabilità alle mie mani e ai miei desideri.
Ma questo movimento è solo la reazione ad uno stato fisico o c’è dell’altro ?
Il Movimento attraversa la danza e l’amore della musica per superare la quotidianità.
E’ progresso, cultura contro le regole del tempo per raggiungere la meta del cambiamento costante. Ho sempre ritenuto che il cambiamento costituisse esso stesso la vita. Penso che morte e vita in me si alternino più frequentemente che negli altri.
Ma a vedere la pelle delle tue sculture si pensa subito ad una pragmatica soluzione legata al quotidiano. Radicata alla terra e alla realtà del contesto.
La cera sotto le mie dita diventa dura e rugosa, incrostata e fredda all’esterno, ma all’interno è ancora calda e malleabile, fuori da qualunque processo programmato prima di cominciare. Quando quella cera che lavoro comincia a muoversi e a diventare malleabile prende una forma che accende la bellezza del movimento.
La durezza delle pieghe si perde nella delicatezza della curva.
E’ quello il momento in cui raggiungo l’esaltazione interiore lasciando ciò che mi circonda per allontanarmi e toccare l’impossibile mondo del sentimento. Attraverso il movimento della materia entro nella mia storia e nelle sensazioni del passato per ritrovare nella simbiosi con essa l’antica forza del gesto reattivo, oggi coscientemente teso a ricostruire e superare il tempo e i suoi condizionamenti .
Mi muovo verso il surrealismo di uno stato mentale che supera la fisicità delle figure ed esalta il distacco dal quotidiano con la simbologia più semplice.
In questa mostra a Marino qual è l’ispirazione delle sculture che presenti ?
Tradizionalmente siamo abituati ad immaginare le opere d’arte, le sculture e i dipinti come il prodotto di un sommarsi, sovrapporsi, stratificarsi di colori o più semplicemente di materia.
Oggi l’intuizione dell’artista stravolge la sua stessa ispirazione visibile annullando il risultato ottico – percettivo e rilancia, riporta le diverse forme allo stato di sensazione.
Nel Museo Mastroianni le diverse sculture partecipano ad un unico progetto perché coinvolte in un abbraccio strutturale concesso dall’impatto scenografico.
Le basi in ordine crescente, da te progettato, attirano l’attenzione del pubblico proponendo una sola immagine, un’unica grande scultura. Compattata in fondo da uno specchio che riprende, comprime e avvicina ogni bronzo all’altro.
Le idee, ricomposte in una rinnovata forza estetica, perdono i singoli significati dei tempi successivi e tornano a me come all’origine dei loro sensi, con la stessa dimensione di un solo significato.
“La conquista dello spazio attraverso il movimento”.
Ogni ispirazione è consacrata al valore del concetto che in questo caso è il movimento il quale, spinto fino al surrealismo, si apre, come una ragnatela in costruzione, alla lettura e alla ricerca dell’amante.
Quale pensi possa essere l’evoluzione della tua scultura domani ???
Il mio figurativo ha le sue radici nel classico mondo del marmo.
Ma sebbene lo contraddistingua una grande elasticità evolutiva non mi consente comunque una veloce maturazione se non nel cambio di materia.
E’ quello che ho fatto più volte passando dal legno all’argilla, dall’argilla al ferro, dal ferro alla cera. Ancora immagino per domani un ulteriore cambiamento di materiale.
Un cambiamento di stato d’animo, più felice, più intenso, drammatico o doloroso ad esso abbinato farà da collante ad un nuovo corso, al nuovo disegno che mi attende per esprimere in modo diverso ciò che oggi ancora non conosco.
Quali sensazioni si presentano un attimo prima di mettere le mani nella cera ?
E’ lunga l’attesa dell’ispirazione ?
Una energia ormai oggi positiva contrasta la violenza che affiora sempre dal passato con i suoi incubi esistenziali, con la coscienza della propria diversità.
La rivalsa del presente ha il sopravvento e svanisce ogni ricordo ad ogni modellazione. Nel bronzo si trasmette purificato il gesto di sofferenza. L’anima resta viva e liberata dalla sua innata fragilità.
Per l’ispirazione è la vita in ogni piccolo momento che entra filtrata nel mio archivio di sensazioni. Queste affiorano senza controllo quando il profumo della cera che fonde sollecita un pensiero a presentarsi prima di altri. Non sono io a sollecitare quel momento di risveglio ed eccitazione. Le mani si muovono con gioia al ritrovamento improvviso di una strada sconosciuta. Ed io la seguo più felice che mai, guidato da qualcosa che era in me già pronta a presentarsi.
Serena Borghesani
Storica e critica d’arte, Guida museale,
Addetta alle esposizioni d’arte
Il 10 gennaio 2015 lo scultore Francesco Zero, la cui attività artistica si svolge prevalentemente in Francia, e l’affermato artista Enrico Benaglia inaugurano, nel Museo Umberto Mastroianni di Marino, la mostra “Materia d’Artista” che resterà aperta fino alla fine del mese di gennaio. La splendida ex Chiesa S. Lucia, che ha le sue origini poco dopo l’anno 1.000, è oggi la sede del bellissimo Museo archeologico della cittadina di Marino.
L’ artista Enrico Benaglia esporrà una ventina dei suoi policromi pastelli e Francesco Zero una decina di leggere sculture in bronzo.
Per l’occasione la curatrice della mostra, la storica dell’arte dott.ssa Serena Borghesani, ha voluto intervistare in anteprima i due artisti per scoprire qualcosa di loro che il pubblico ancora non conosce.
La prima intervista è con Zero, artista dalle mille attività; tra cui non ultima la direzione del Museo Demoantropologico del Giocattolo.
Il bronzo è il suo elemento naturale. Scoprirlo per lui è stata la svolta di una vita artistica che lo ha visto girare il mondo con riconoscimenti e successi.
A Parigi sostano i suoi lavori mentre lo studio è a Roma, nella fonderia di Franco Anselmi, fonditore di terza generazione contornato già da figli e nipoti.
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INTERVISTA ALLO SCULTORE ZERO
– Incontro Zero nella fonderia di Via Acuto 50 a Roma in una giornata piovosa, senza alcuna prospettiva di luce solare. Il sottofondo sonoro dell’acqua che cade in abbondanza accompagna le risposte di un artista attivo e creativo anche nel modo di organizzare le sue esposizioni con parsimonia, dedicando ad esse tutta la forza emotiva che sostiene la gran parte delle sue intuizioni ed ispirazioni.
E’ intento a patinare con acidi e fiamma la sua ultima creatura “Lo specchio verticale”.
Una surreale visione di uno specchio che stravolge la realtà sollevando la figura verso l’alto per donare ad essa un’ alternativa di vita.
Con attenzione e dedizione passa accuratamente la fiamma su tutta la figura per aprirne i pori e far accogliere l’acido nel bronzo con la maggiore profondità possibile.
La forza di uscita del fuoco dal cannello copre con il suo violento fruscio ogni possibilità di parlare. Ma Zero non ha nessuna intenzione di farlo. Non può fermarsi in quel momento; deve portare a compimento un’operazione di finitura molto personale.
I tempi del fuoco e l’immediato pennellaggio dell’acido su ogni centimetro del bronzo determinano in modo incisivo il colore finale della scultura.
Il bronzo che esce dalla fusione si presenta con il colore dorato come una semplice maniglia di ottone, per la presenza massiccia del rame.
L’unica differenza è che quel 10% mancante nell’ottone è integrato dallo zinco, mentre nel bronzo dallo stagno.
Zero mi aspettava e appena gli è possibile con uno sguardo mi sollecita la prima domanda che ho per lui in serbo già da un po’.
E così entro immediatamente nel vivo della mia intervista:
Zero, come ti presenteresti ad un pubblico che non ti conosce affatto?
Come un uomo agganciato ad un passato difficile che ha saputo trovare l’unica strada percorribile che gli si apriva davanti fin da piccolo. Ma anche come un uomo fortunato perché l’arte mi ha sollevato ed alleggerito consentendomi di volare sotto la spinta di una mente fertile.
La mia attività artistica nasce molto presto come mezzo di comunicazione. La difficoltà di esprimere ciò che non potevo dire, bloccato dalla timidezza e dalla voglia di nascondermi, scivolava invece chiaramente tra le pieghe dolorose delle mie prime figure. Contorte e sofferenti non lasciavano nulla all’immaginazione.
Riversare ogni sensazione repressa sulle mie piccole figure mi concedeva quel sollievo psicologico di cui avevo estremo bisogno.
Quando ti sei accorto che questa necessità di espressione diventava arte?
La mia scultura, nasceda una lontana ricerca del movimento nella figura, intesa come vita oltre la staticità del corpo e della mente. Fin da quando frequentavo la scuola di nudo a Via di Ripetta a Roma, mi indispettiva quella professionale immobilità della modella. Ero destinato a lottare contro l’immobilità.
La mia battaglia si è radicata in me come un momento di vita fino a diventare una missione; quella di trasmettere il cambiamento come messaggio ampio e questo aveva bisogno di essere coltivato con attenzione e costanza infinita.
L’arte è arrivata con un approfondimento successivo, quando ho trovato il controllo della materia e la corrispondenza totale fra me e lei. Quando mi sono accorto che ero innamorato della sua disponibilità e dell’estrema adattabilità alle mie mani e ai miei desideri.
Ma questo movimento è solo la reazione ad uno stato fisico o c’è dell’altro ?
Il Movimento attraversa la danza e l’amore della musica per superare la quotidianità.
E’ progresso, cultura contro le regole del tempo per raggiungere la meta del cambiamento costante. Ho sempre ritenuto che il cambiamento costituisse esso stesso la vita. Penso che morte e vita in me si alternino più frequentemente che negli altri.
Ma a vedere la pelle delle tue sculture si pensa subito ad una pragmatica soluzione legata al quotidiano. Radicata alla terra e alla realtà del contesto.
La cera sotto le mie dita diventa dura e rugosa, incrostata e fredda all’esterno, ma all’interno è ancora calda e malleabile, fuori da qualunque processo programmato prima di cominciare. Quando quella cera che lavoro comincia a muoversi e a diventare malleabile prende una forma che accende la bellezza del movimento.
La durezza delle pieghe si perde nella delicatezza della curva.
E’ quello il momento in cui raggiungo l’esaltazione interiore lasciando ciò che mi circonda per allontanarmi e toccare l’impossibile mondo del sentimento. Attraverso il movimento della materia entro nella mia storia e nelle sensazioni del passato per ritrovare nella simbiosi con essa l’antica forza del gesto reattivo, oggi coscientemente teso a ricostruire e superare il tempo e i suoi condizionamenti .
Mi muovo verso il surrealismo di uno stato mentale che supera la fisicità delle figure ed esalta il distacco dal quotidiano con la simbologia più semplice.
In questa mostra a Marino qual è l’ispirazione delle sculture che presenti ?
Tradizionalmente siamo abituati ad immaginare le opere d’arte, le sculture e i dipinti come il prodotto di un sommarsi, sovrapporsi, stratificarsi di colori o più semplicemente di materia.
Oggi l’intuizione dell’artista stravolge la sua stessa ispirazione visibile annullando il risultato ottico – percettivo e rilancia, riporta le diverse forme allo stato di sensazione.
Nel Museo Mastroianni le diverse sculture partecipano ad un unico progetto perché coinvolte in un abbraccio strutturale concesso dall’impatto scenografico.
Le basi in ordine crescente, da te progettato, attirano l’attenzione del pubblico proponendo una sola immagine, un’unica grande scultura. Compattata in fondo da uno specchio che riprende, comprime e avvicina ogni bronzo all’altro.
Le idee, ricomposte in una rinnovata forza estetica, perdono i singoli significati dei tempi successivi e tornano a me come all’origine dei loro sensi, con la stessa dimensione di un solo significato.
“La conquista dello spazio attraverso il movimento”.
Ogni ispirazione è consacrata al valore del concetto che in questo caso è il movimento il quale, spinto fino al surrealismo, si apre, come una ragnatela in costruzione, alla lettura e alla ricerca dell’amante.
Quale pensi possa essere l’evoluzione della tua scultura domani ???
Il mio figurativo ha le sue radici nel classico mondo del marmo.
Ma sebbene lo contraddistingua una grande elasticità evolutiva non mi consente comunque una veloce maturazione se non nel cambio di materia.
E’ quello che ho fatto più volte passando dal legno all’argilla, dall’argilla al ferro, dal ferro alla cera. Ancora immagino per domani un ulteriore cambiamento di materiale.
Un cambiamento di stato d’animo, più felice, più intenso, drammatico o doloroso ad esso abbinato farà da collante ad un nuovo corso, al nuovo disegno che mi attende per esprimere in modo diverso ciò che oggi ancora non conosco.
Quali sensazioni si presentano un attimo prima di mettere le mani nella cera ?
E’ lunga l’attesa dell’ispirazione ?
Una energia ormai oggi positiva contrasta la violenza che affiora sempre dal passato con i suoi incubi esistenziali, con la coscienza della propria diversità.
La rivalsa del presente ha il sopravvento e svanisce ogni ricordo ad ogni modellazione. Nel bronzo si trasmette purificato il gesto di sofferenza. L’anima resta viva e liberata dalla sua innata fragilità.
Per l’ispirazione è la vita in ogni piccolo momento che entra filtrata nel mio archivio di sensazioni. Queste affiorano senza controllo quando il profumo della cera che fonde sollecita un pensiero a presentarsi prima di altri. Non sono io a sollecitare quel momento di risveglio ed eccitazione. Le mani si muovono con gioia al ritrovamento improvviso di una strada sconosciuta. Ed io la seguo più felice che mai, guidato da qualcosa che era in me già pronta a presentarsi.
Serena Borghesani
Storica e critica d’arte, Guida museale,
Addetta alle esposizioni d’arte
Istituzione Palazzo Rospigliosi – Zagarolo
Istituzione Palazzo Rospigliosi – Zagarolo




