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Sono anni che ci poniamo questa domanda, visto che l’ onda di una profonda trasformazione stravolge se non annienta il Natale. C’e’ chi vuole addirittura soppiantare la ricorrenza più bella dell’ anno in un’ anonima “Festa d’ Inverno”.

C è anche chi vuole sostituire i personaggi del Presepe con altri soggetti e figure diverse da quelle della tradizione cristiana. Perfino al Bambinello Gesù si vogliono cambiare i connotati. Lo si fa, è la giustificazione, per non offendere, le altre religioni attive e libere di professare ognuno la propria nei Paesi ospitanti.

Insomma, per uniformarsi a coloro che si dovrebbero inserire nel nostro contesto civile, religioso, sociale e culturale, noi dovremmo cambiare usi e costumi, moda, cultura e tradizioni, per non farli sentire diversi, estranei e non accetti. Siamo arrivati perfino ad aderire se non convertirci alla Religione Musulmana.

È da quando è nato l’ Islamismo che Maometto, eredi e seguaci tentano di tutto per convertire l’ intera Europa. La crociata musulmana continua contro gli infedeli che sono coloro che non credono in Allah.

Ritornando al Natale, siamo noi che dobbiamo cambiare non il Presepe. Abbiamo fatto del Natale, della Pasqua e di altre festività occasione di vacanze, di regali e di sfrenato consumismo. Abbiamo perduto la fede e le motivazioni per cui Cristo da Dio è diventato uomo.

Dobbiamo continuare ad andare alla Grotta di Betlemme, da Maria, Giuseppe e il Bambinello Gesù, se vogliamo uscire da assurde deviazioni.

Sono duemila anni che quel Bambino ci porta la pace, ma gli uomini la rifiutano. Imperatori, zar, re, tiranni, dittatori invece di governare come dovrebbero, mettono in catene non solo i loro, ma anche altri popoli.

Un esempio per tutti è il Presidente della Russia, Vladimir Putin, che non ha alcuna intenzione
di fermare la guerra contro l’ Ucraina, neppure in occasione del Natale. Vuole la completa resa di quel martoriato paese, che ha arbitrariamente occupato.

Ma quanti altri paesi nel mondo aspettano la pace?
Il tormentato Medio Oriente e in particolare la Palestina, proprio la terra dove è nato Gesù, sono sotto distruzione, morte e infiniti patimenti. Lo stesso Cristianesimo registra continue persecuzioni e distruzioni.

Come fare per ritrovare Betlemme?
Dovrebbe ricomparire la stella cometa per indicare il cammino
e gli angeli cantare “gloria a Dio nell’ alto dei cieli e pace in terra gli uomini di buona volontà”.

Nessuno alza più gli occhi al cielo, oscurato come è da bombardieri, missili, droni e altri ordigni da paura. Si va nei rifugi e si vive sotto terra, per cercare di sopravvivere o si fuggire dalla propria terra.

Ma così che vita è?
Il Natale può ancora salvare il mondo.
Pino Pompilio

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