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Si parla tanto delle crescenti baby gang e delle loro malefatte. Della maggior parte si tace. Non sono tanto da cronaca, specie nei piccoli centri, dove hanno meno risonanza mediatica come avviene nelle grandi città. Tra scioperi, frequenti cortei e manifestazioni a gogò non si fa altro che parlare di studenti e di giovani di nuove generazioni, oltre che di gente comune, che vanno in piazza per invocare la realizzazione di nobili ideali di pace. Dovrebbe avvenire questo in modo pacifico e civile, ma così, il più delle volte, non succede. Ogni manifestazione si trasforma in un campo di battaglia tra manifestanti e Forze dell’Ordine. E la cosa non è certo divertente, ma preoccupante. Troppi i danni che si arrecano con leggerezza e irresponsabilità a persone, a strutture pubbliche e private. Per fortuna finora non ci sono scappati anche i morti, ma poco ci manca. Certo che, con il passare del tempo, tutto cambia e non sempre positivamente. Talvolta invece dell’evoluzione c’è l’involuzione. Il bello è che i sostenitori di un progresso inesistente si ostinano a dimostrare che molte cose vanno male per colpa di qualcuno. Così ogni giorno le piazze diventano dei fori no stop, dove si dibatte senza fine. E la lotta continua dal Parlamento agli studi televisivi, dai giornali ai comizi coram populo, insomma dovunque. I ragazzi, in tutto questo disordine globale, la fanno da padroni, ci sguazzano dentro e fanno come vogliono. Tanto chi gli dice niente. A scuola i docenti non possono alzare neppure la voce. Davanti a comportamenti indisciplinati, quando è proprio la disciplina, la base primaria e fondamentale della scuola, ad essere ignorata, non è consigliabile reagire. Ormai a “mazzate” si prendono i professori, tanto che ci stanno a fare? Gli asini sono loro! La scuola non è più una roccaforte della conoscenza e del sapere. È un luogo da occupare, come tanti altri, strade comprese. E magari fosse solo una pacifica occupazione, il dopo è peggio del passaggio delle orde barbariche di Attila. Se questa è civiltà, libertà e democrazia c’è da chiedersi in che paese siamo finiti. La ragione è che i tre poteri dello stato sono in lotta tra loro e la nazione è come una nave in gran tempesta. È in balia di onde gigantesche e terribili. Si è scatenata la violenza anche a livello minorile. Grazie all’ impunità che li preserva da pene, i minori si lanciano in imprese di cui si vantano e vanno pure orgogliosi. I social ne fanno da cassa di risonanza e a quel punto che ci vorrebbe? La “mazza” proprio no. Fa parte di metodi antididattici, antidemocratici e violenti, cosicché sia in famiglia, che a scuola e in società occorre ricorrere a sistemi alternativi di correzione, di educazione e di formazione, senza rigore e disciplina. Nessuno sa, però, quali siano in verità, né come funzionano. Neppure la Befana osa più mettere il carbone nella calzetta dei bambini, che non si sono comportati bene. I rimedi a tutta questa permanente assoluzione generale con in più elargizione di indulgenze plenarie per cancellare i “peccati commessi” ci sarebbero, ma chi li prende? Di questi tempi dissotterrare l’ascia di guerra, ossia “la mazza”, è inopportuno e scandaloso. Va bene continuare con questa singolare veglia di preghiera per la pace comune? Tutti boni boni e con ceri nella mano. Facciamo come Diogene, che usciva di notte dalla botte in cui viveva alla ricerca dell’uomo.

Pino Pompilio

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