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Partiamo con un’ipotesi. Se Netanyahu smettesse di bombardare Gaza e annunciasse la pace, la cessazione delle ostilità in atto e la conseguente liberazione del popolo palestinese costituirebbero una bella realtà.

Il popolo di Israele è stato liberato da Mosè dalla schiavitù in Egitto. Sa benissimo che significa stare lontani dalla propria terra, in un paese straniero e per giunta schiavi dei Faraoni.

È diventata una grande festa quella della liberazione dalla schiavitù. Pasqua, infatti, vuol dire “passaggio”, il passaggio, cioè, dalla schiavitù alla libertà.

Ancora la si festeggia oggi, anche se nel tempo ha subito delle significative variazioni. Vedi quella operata dalla passione e morte di Gesù Cristo, seguita dalla sua incredibile resurrezione.

Il Cristianesimo ha chiamato domenica il giorno in cui Cristo è risorto. Domenica viene dal latino “dominus”, che significa signore, padrone, principe di piccole o grandi comunità.

Ma ritorniamo a Mosè e a che cosa costituisce questo personaggio non solo per il popolo d’ Israele, ma anche per la storia dell’umanità.

Mosè, oltre a liberare gli Ebrei dall’ Egitto, li ha anche guidati verso la “Terra Promessa” e ha dato loro una legge fondamentale, valida per oggi essere umano in ogni parte della terra e in ogni tempo.

Questa legge, scritta direttamente da Dio su due lastre di pietra, sì articola nei “Dieci Comandamenti”. Grazie a questa grande prima Costituzione che gli Ebrei possono essere fieri di aver scritto pagine importanti di storia. Gesù l’ha portata al top.

Machiavelli ha considerato Mosè uno dei grandi fondatori di Stati. La sua ancora attualissima opera, “Il Principe”, ha dato il via alla Scienza Politica. 

Come è possibile cancellare Israele da dove è sempre stato, anche se in diverse epoche lontano dalla sua patria e per secoli e secoli? Nel Nabucco Verdi canta ” l’aure dolci del suolo natal” degli Ebrei, quando erano stati deportati in Babilonia.

I discendenti di Sem (per cui Semiti) sono uno dei popoli più martoriati fin dai tempi più remoti ad oggi.

Per questo il tanto atteso Messia doveva essere un nuovo Mosè e non un personaggio di tutt’altra missione che quella della riconciliazione tra Dio e l’uomo.

La cosa si è ulteriormente complicata con la “diaspora”, ossia la dispersione degli Ebrei ad opera di Tito nel 71 d.C.

Maometto, alla Buona Novella del Cristo, ci ha contrapposto il Corano, dando vita ad una vasta e diffusa religione, l’Islamismo.

La nuova era, quella dopo l’anno zero, nata con il Cristianesimo, si è arricchita, nei secoli dopo, con l’Islamismo. Due religioni, due civiltà, due modi di essere, sempre in lotta tra di loro.

Carlo Magno, il paladino cristiano, Maometto, il paladino musulmano.

I Comandamenti hanno superato il tempo. Sono ancora gli stessi. Tutto questo è diventato il motivo di guerre infinite, ma anche di pacifiche soluzioni. Sempre le stesse.

Che fare?

Continuare con guerre fino all’ annientamento del globo o alzare bandiere bianche dovunque e vedere popoli felici?

Anche tra opposte religioni e civiltà, tra lingue e costumi diversi, tra razze e culture distanti anni luce è possibile il vivere in pace e in armonia, almeno per un po’ di respiro e di chiarimento delle idee.

L’ amore, che è la somma dei Comandamenti, è l’unica via per un riposante e salvifico cedimento delle armi. La bandiera bianca sventoli, il più a lungo possibile, su tutta la Terra.

                     Pino Pompilio

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