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GIORNI DELLA MERLA HANNO COINCISO CON LE VOTAZIONI PER L’ ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – GLI ULTIMI TRE GIORNI DI GENNAIO DOVREBBERO E SPESSO LO SONO I PIÙ FREDDI DELL’INVERNO – LE VOTAZIONI PRESIDENZIALI COME PALCOSCENICO HANNO AVUTO, AL CONTRARIO, SCENARI DI FUOCO – IL RICONFERMATO MATTARELLA}}} NON SI AFFACCIA SU DI UN GIARDINO DI ROSE –
Il 29 il 30 e il 31 gennaio, i cosiddetti “Giorni della Merla”, i più freddi dell’ inverno, hanno costituito gli scenari non certo esaltanti della rielezione a Presidente della. Repubblica di Sergio Mattarella. Sabato, 29 gennaio, alla seconda tornata della votazione del 6°giorno dall’inizio, il frastagliato Parlamento è riuscito a scandire pressoché in coro il nome di Mattarella. Si è tirato un respiro di sollievo, in quanto da incontri-scontri senza alcun risultato positivo e sempre più complicati e inconcludenti, si è passati ad un improvviso stato di quiete. Le nuove strade indicate, infatti, erano franate} e ogni varco era stato chiuso.
Così ci siamo ritrovati al punto di partenza. Fino a qualche giorno fa si sperava in radicali cambiamenti, in nuove marce dirette verso terre promesse, invece, lo stato maggiore in campo ha dovuto ripiegare sulla soluzione, che salvava capra e cavoli. Una soluzione voluta da tutti,cioè non cambiare nulla. È così è stato. Solo che non è andata bene per tutti quella via d’ uscita raggiunta. Nel campo politico ha causato parecchie rotture in ogni schieramento. Sono state create le premesse per sostanziali mutamenti sui vari fronti. Era ora. La politica aveva subito disfatte.
Le due guerre mondiali, come tutte le guerre, del resto, sono seguite da periodi di sconvolgimenti, rivoluzioni, rinascite e cambiamenti di ogni genere. La gente comune si lecca le ferite e riparte. Lo ha sempre fatto. Lo farà ancora.
Mattarella e Draghi sono rimasti dov’erano, altrimenti i giorni della merla sarebbero durati a lungo e avrebbero peggiorato lo “status quo”. Nel 2023 ci saranno le politiche e il boccino, in un certo senso, ritorna in mano agli elettori. Abbiamo visto che in quelli che erano stati scelti nel ’18, alla prova dei fatti, si sono rivelati essere solo dei tromboni e nulla più.
Il Presidente Mattarella continuerà a seguire le vicende. Ci metterà più impegno. Questo c’è da aspettarselo, ma non è che potrà fare miracoli. È solo Sergio, non San Sergio. Il premier Draghi ritornerà naturalmente ad essere autonomo nelle sue decisioni. Ultimamente era diventato più di manica larga nei confronti degli alleati, per confezionare papocchi all’italiana. Vedi gli ultimi DPCM, fumosi, contorti e il più delle volte di non facile comprensione. Forse ambiva ad andare lui al Quirinale.
Draghi, grazie alla sua fama internazionale di grande pilota di manovre finanziarie e alle capacità di salvataggio, dimostrate dal suo entrare in azione, sarebbe stato più adatto a ricoprire la carica di Presidente non del Consiglio dei Ministri, ma della Repubblica. Al Colle avrebbe avuto meno complicazioni. di quelle che avrà nel prosieguo del Governo. Mister covid e interessi dei partiti, impegnati nella campagna elettorale, creeranno non pochi ostacoli.
:I giorni della merla, se erano freddi a tal punto da far rifugiare gli uccellini nei camini, s’ era soliti credere che la vernata era finita. Solo che all’uscita dai camini i merli da bianchi erano diventati neri. E questo calza a pennello con il periodo che stiamo vivendo,
La primavera, comunque, può ritardare, ma prima o poi arriverà. La gente, cioè il popolo, ritornerà ad essere sovrano. Non può essere altrimenti.
Pino Pompilio

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