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“QUANDO FINIRÀ?” CHIEDEVA PAPA GIULIO II°A MICHELANGELO DURANTE I LUNGHI LAVORI DELLA CAPPELLA SISTINA – L’ARTISTA RISPONDEVA:”QUANDO FINIRÀ”. QUANDO FINIRÀ LA PANDEMIA? CE LO CHIEDIAMO NOI OGGI – L’ABBIAMO TRASFORMATA IN UNA VERA GUERRA NON SOLO DI CARATTERE MILITARE, MA ANCHE CIVILE E QUESTO DOVUNQUE – INTANTO SI ELEGGE IL PRESIDENTE –
Sono in corso le votazioni per eleggere il Presidente della Repubblica. Non è stata e non è cosa facile eleggere una persona che sia all’altezza. Questa è una questione che si aggiunge ad altre questioni, che non sono di facile soluzione. E un nuovo fronte su cento altri fronti già aperti. Abbiamo iniziato male questa guerra e la stiamo conducendo peggio con la scusante che sapevamo tanto poco quanto niente del nemico, che avanzava veloce dovunque ci fossero presenze umane. Altro che guerra lampo!
Neppure i vaccini hanno rovesciato i fronti. Pare, di tanto in tanto, che qualche stato ci riesca a trovare le giuste soluzioni, ma poi le imprevedibili e mutevoli varianti, più i movimenti insurrezionali interni di contestazione e di avversione determinano ulteriori massacri di vite umane e disastri economici molto preoccupanti. E ci ritroviamo capo a dodici. Invochiamo nuovi Salvatori. Sì, ma dove sono quelli che potrebbero salvarci? È successo in questi giorni anche per quanto concerne l’elezione del Presidente della Repubblica. Dei primi nomi fatti non ne è rimasto che uno solo. Nello sciogliere la riserva uno dei due ha lasciato campo libero ad altri. Così si è aperto il toto gioco di nomi per il Quirinale. Rimane in pole position quello dell’attuale premier, Mario Draghi. Ha dato prova di radicali cambiamenti soprattutto in fatto di stile e di rapidità di pressoché autonome decisioni. Troppa indipendenza dalle forze politiche di unità nazionale potrebbe essere, tuttavia, un boomerang per Draghi. La ragione per cui deve rimanere a palazzo Chigi è quella di continuare a gestire il PNRR. Ma questo non è, poi, così vincolante. Draghi può diventare Presidente della Repubblica, poiché ha le carte in regola, compreso anche il consenso che ha a livello degli altri paesi dell’Europa. Il posto vacante di Presidente del Consiglio dei Ministri può essere occupato da chiunque altro possa fare breccia nelle alte mura della diffidenza e della rabbia repressa per gli inconsistenti successi finora conseguiti. E non finisce qui la storia non certo esaltante dei nostri tempi. Anche le conquiste della scienza subiscono analoghe flessioni e riprese. Più flessioni che riprese tanto da rendere pressoché vani gli effetti benefici ottenuti dalle ricerche scientifiche. Per quanto riguarda i rimedi trovati dalla medicina per contrastare le fulminee avanzate del coronavirus covid 19, come in primis gli anticorpi monoclonali e poco dopo i vaccini, non hanno trovato vie appianate e diffusioni facili, ma approfittatori da una parte e denigratori dall’altra hanno guastato la festa. Questo accende, inoltre, focolai di guerre civili. Così la situazione non peggiora, perché già lo è, ma precipita. Crea solchi profondi come abissi.
La lotta con il covid la stiamo perdendo irrimediabilmente, perché ha annientato l’unità, perché è riuscita a spezzarci. Perfino per la designazione del Presidente della Repubblica non si è riusciti finora a trovare un nome condiviso, ad essere d’accordo su di un salvatore già sperimentato e abile. Non deve esserlo in futuro, ma deve aver dimostrato già di esserlo stato. Chi ha di queste qualità e garanzie? Non ce ne sono a dozzine di salvatori, ma uno solo che deve avere in sé la forza e la speranza di tutti noi. Non stiamo giocando al lotto o al totocalcio. Siamo seri, almeno in questa emergenza. Certo è che come stiamo combinati oggi non avanzeremo di un millimetro. “Non progredi est regredi” e se non andiamo avanti le sabbie mobili, che noi stessi stiamo creando, ci inghiottiranno’. A questo punto con umiltà e fede dovremmo dire :”Dio onnipotente e misericordioso solo tu puoi liberarci e amen!”. C’è un altro detto che recita, però :”Aiutati che Dio ti aiuta”. Ora come la mettiamo? Siamo, quindi, punto e a capo, nel senso che vogliamo tutto e subito e che non diamo ad alcun Salvatore il tempo di attraversare il deserto come ha fatto Mosè. Lui ci ha impiegato 40 anni e neppure è entrato nella terra promessa. Allora non è questione di Salvatori. Chi li sceglie, chi è o chi sono davvero gli unti del Signore e, soprattutto, chi li segue? È qui l’inghippo. Ci sono le riforme da fare e che l’Europa ci chiede come “condicio sine qua non” per darci i recovery fund. Abbiamo incominciato a farle? Assolutamente no e se non usciamo dal marcio della corruzione,, dalle catene della burocrazia, dall’oppressione delle ingiustizie e dalle nebbie della confusione della politica, tutto ciò che ci aspettiamo, senza concretezza e determinazione, diventa pura recitazione.
Pino Pompilio

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