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Il viavai di gente, la fusione di voci, i colori di vetrine e cartelloni erano lì protagonisti della frenetica vitalità di un Centro Commerciale anche in quel sabato pomeriggio qualunque. Gianni non vedeva l’ora di scendere al supermercato, riempire il carrello delle cose che gli servivano e tornarsene a casa per godersi il fine-settimana.

scale mobili

 

A pochi passi dalla scala mobile, l’inatteso apparve ai suoi occhi increduli come una folata di vento fresco in un’afosa giornata estiva.

Una coppia: due visi che si avvicinano sorridenti per baciarsi, due corpi che stringono nel loro abbraccio delicato un ventre colmo di vita nuova.

Un’immagine dolce e romantica che a chiunque avrebbe regalato gioia. A tutti, ma non a Gianni.

Velocemente, si scostò dalla scala, prima che i due ragazzi raggiungessero il piano superiore. Si voltò con aria indifferente verso la vetrina di un negozio per non essere visto e al tempo stesso per osservare il loro riflesso prendersi per mano e allontanarsi per continuare lo shopping.

Riuscì anche a raccogliere frammenti di voce della ragazza. La sua risata cristallina e il suo timbro tenue accarezzarono le orecchie e il cuore di Gianni.

Da quanto tempo non le sentiva. Ormai quasi due anni.

Si girò di scatto e vide la coppia entrare in un negozio. Lasciò sfuggire un sospiro di sollievo, misto a una certa dose di amarezza.

La vita che avrebbe potuto avere gli si era appena palesata davanti, ma era abitata da altri. E all’improvviso si sentì vuoto e senza senso, come mai prima gli era capitato.

Elena, la sua Elena, aveva un compagno che non si era tirato indietro all’idea di diventare il padre di suo figlio, come invece aveva fatto lui.

Per la prima volta, Gianni ammise con se stesso di esser stato codardo. Aveva sempre creduto che il suo desiderio di far carriera e di aspettare a metter su famiglia fosse più che lecito; e nemmeno quando Elena l’aveva lasciato, aveva dubitato di questo.

Aveva sofferto, ma presto se ne era fatto una ragione e si era buttato a capofitto nel lavoro per realizzarsi e anche per non pensare troppo.

In un cassettino del suo cuore, aveva sempre conservato la certezza che avrebbe rincontrato Elena e che per loro ci sarebbe stata una seconda possibilità.

Quella convinzione ora appariva ridicola e vana di fronte all’evidente nuova felicità di Elena.

Gianni cominciò a vagare per il centro commerciale, senza una meta precisa e scordandosi della spesa da fare.

Avrebbe voluto essere già a casa, seduto sul suo divano con qualche birra che lo aiutasse a cancellare quel pomeriggio. Invece, camminava guardandosi distrattamente intorno, mentre ogni passo richiamava alla mente ricordi e immagini della vita che fu.

Perso nei suoi pensieri, Gianni non si accorse di passare davanti a un negozio di articoli per bambini.

Mentre alzava una tutina da neonato per mostrarla al compagno, Elena buttò lo sguardo fuori dalla vetrina e riconobbe Gianni in quel ragazzo che girovagava stralunato.

Esitò per un istante e poi uscì decisa dal negozio.

«Gianni!» disse allegramente, proprio mentre lui stava per svoltare in un corridoio.

La pronuncia del suo nome arrivò prima di tutto al cuore e lo fece sussultare. Cercò un vago equilibrio e, prima di girarsi, indossò un sorriso sorpreso.

«Elena!».

Il viso della ragazza era radioso e i suoi occhi erano colorati di felicità.

Rimasero a osservarsi per una manciata di attimi che a entrambi parve eterna; e in quel silenzio cercarono la forza di affrontarsi senza che il passato fosse il terzo incomodo tra loro.

Gianni guardò con tenerezza Elena e, soffermandosi sul pancione, esclamò con un po’ d’imbarazzo: «Congratulazioni! Sei splendida».

«Grazie» rispose timidamente lei. «Come stai?» chiese poi.

La risposta che si affacciava alla mente di Gianni era un ordine sparso di vari aggettivi che, su due piedi, sembravano descrivere al meglio il suo stato d’animo: confuso, sorpreso, spiazzato, disilluso, nervoso erano soltanto alcuni di essi.

«Abbastanza bene, grazie. Sempre molto impegnato col lavoro» gli sembrò la replica più naturale e adatta.

Quei convenevoli a metà tra banalità e l’assurdità furono interrotti dall’arrivo del compagno di Elena. L’imbarazzo di Gianni si moltiplicò in modo direttamente proporzionale alla risoluta spontaneità che invece pervase lei mentre gli presentava Marco.

Lo sguardo diretto e la stretta di mano forte del ragazzo diedero a Gianni la netta impressione che Marco sapesse benissimo chi si trovava davanti. Non c’era bisogno di spiegazioni come se il nome “Gianni” racchiudesse già tutte le informazioni necessarie per individuarlo. Chissà cosa gli aveva raccontato Elena, cosa lui sapeva davvero del loro passato, del loro amore, della loro fine.

Non che contasse molto, ora come ora. Eppure Gianni se lo domandava, insieme ad altri mille quesiti che gli scoppiavano in testa come tante piccole bolle di sapone.

«… dobbiamo andare, tesoro» furono le sole parole di Marco che Gianni udì chiaramente, come se lo risvegliassero da quel suo torpore interrogativo.

Elena assentì, tese la mano a Gianni e lo salutò con un sorriso. Marco le mise il braccio intorno alla vita e insieme se ne andarono verso altre spese. E verso il loro futuro.

Il desiderio profondo di Gianni era che lei si girasse anche un solo istante e gli sorridesse di nuovo. Un ultimo contatto, una piccolissima conferma di un legame che esisteva ancora.

Sapeva benissimo, però, che non sarebbe accaduto. La sicurezza che Elena aveva mostrato nel presentargli la sua nuova vita era assoluta e l’aveva graffiato dentro.

Lei era andata oltre il passato. Era completamente serena e aveva trovato la via per realizzare i propri sogni. Quei sogni ai quali Gianni aveva chiesto di aspettare, di prendere tempo. I sogni non hanno la pazienza di attendere e, a volte, corrono veloci alla ricerca di una nuova strada per realizzarsi.

Ed ecco che il sogno di amore e famiglia di Elena gli era apparso davanti per risvegliarlo in un pomeriggio a caso.

L’emozione che lo invase era un misto inspiegabile di tristezza ed euforia. Si sentì come se a un tratto si fosse liberato di un peso enorme e come se tutto fosse davvero chiaro per la prima volta.

Rivedere la donna che aveva amato e che, in un certo senso, amava ancora, gli fece capire che in quegli ultimi due anni lui non era stato altro che un fossile di se stesso intrappolato in una statica routine. Aveva vissuto giorno dopo giorno in modo meccanico e ripetitivo, pensando che un domani le cose sarebbero cambiate. Aveva continuato il suo lavoro per ottenere una promozione che ancora non era arrivata. Si era illuso che l’amore sarebbe tornato e che avrebbe avuto ancora il volto di Elena. E, soprattutto, aveva scordato i suoi sogni: li aveva sepolti così in fondo che da soli non erano riusciti a trovare la via alternativa per farsi veri.

Gianni tornò verso la scala mobile dove quel pomeriggio era iniziato. Alzò gli occhi distratto verso i cartelloni della pubblicità. “La vita è bella” campeggiava su uno di essi.

Un sorriso illuminò il volto di un uomo che ora sapeva cosa fare. Dopo la spesa, ovviamente.

Quella sera fu la prima della nuova vita di Gianni. Tirò fuori da un armadio una scatola piena di fotografie. Più che ricordi erano ritagli di un sogno: quello di fare il fotografo, di vedere i suoi scatti pubblicati su qualche rivista o libro. Non si ricordava esattamente quando aveva smesso di scattare fotografie e di spedirle per partecipare a concorsi. Né tanto meno gli veniva in mente la ragione di quell’interruzione. Forse era stata la mancanza di tempo, forse gli impegni di lavoro, forse la pigrizia.

Pensò che avrebbe voluto avere la macchina fotografica con sé al centro commerciale e immortalare l’incontro col sogno realizzato di Elena. Era certo che il suo obiettivo avrebbe saputo cogliere ogni sfumatura e ogni emozione di quel momento.

Proprio come la sua mente aveva fissato i dettagli di quel pomeriggio inaspettato e li aveva trasformati in un fotogramma nitido e lucido, simbolo di una svolta esistenziale.

Il futuro di Gianni sarebbe iniziato da lì: dal catturare le immagini dei sogni, le tinte delle emozioni, le tonalità delle alternative di ogni cosa.

Di Vanessa Buila

 

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