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Amore, dialogo, cultura e confronto con Papà Gugol e Una storia quasi solo d’amore

Una presentazione coinvolgente, ricca di contenuti e con tantissimi spunti di riflessione quella che ha visto protagonista, nell’ambito della rassegna “Velletri Libris” ideata dalla Mondadori Bookstore Velletri-Lariano, lo scrittore, docente e giornalista Paolo Di Paolo.

Il suo ultimo libro, che all’apparenza è rivolto ai bambini, in realtà ha dei risvolti ben più profondi e analizza la società contemporanea nel suo dualismo tra analogico e digitale. Il dialogo, tratto fondante di una comunità, è spesso qualcosa che manca sia all’interno delle famiglie che tra i giovani, perché la risposta troppo frequentemente viene data da una fonte fredda come internet. Con lo stile che contraddistingue Di Paolo, estremamente comunicativo ma al tempo stesso capace di esprimere contenuti molto elevati e complessi, la presentazione è proseguita tra letture di alcuni passi e analisi dell’intento che ha mosso l’autore romano, classe 1983, a tornare ad un format per bambini dopo i primi successi nella letteratura dell’infanzia.

Tuttavia il romanzo si sposa bene anche con gli interessi degli adulti, come ben specificato, per le responsabilità che gli stessi genitori hanno in determinati atteggiamenti dei bambini, nonché nei riguardi della loro educazione. Uno dei perni sui quali si è incentrata la discussione è stato proprio quello scatto generazionale, dibattuto e inflazionato, che non è coinciso tuttavia con una pari presa di coscienza dell’opinione pubblica e degli stessi esponenti delle nuove generazioni: mentre negli anni scorsi (il ’68, il ’77) la ribellione contrastava le ideologie e i modi di vivere dei padri, stavolta è un ribellarsi a prescindere senza l’apparato conoscitivo tipico novecentesco.

Così risulta sempre più evidente, e a tratti impressionante – come evidenziato da alcuni aneddoti raccontati dallo stesso Di Paolo – la distanza tra un ragazzo degli anni Ottanta, uno degli anni Novanta, uno degli anni Duemila. Lungi dal volersi cimentare in un’analisi sociologica superficiale, Di Paolo si è limitato a dare precise chiavi di lettura: i protagonisti del libro, due bambini, vivono situazioni diametralmente opposte. Una, Emilia, è inserito in un contesto altamente tecnologico, con il forno che avverte dell’avvenuta cottura del pollo e dei cancelli che si aprono e chiudono con un semplice click. Carl, viceversa, vive ancora in una casa piena di libri impolverati, che fanno starnutire provocando uno spostamento d’aria di 160 km/h. Lo sciopero di Gugol, voluta storpiatura del nome del noto motore di ricerca, costringe i bambini a tornare sui libri, ma soprattutto a ricominciare a porsi delle domande da sé, riflettendo, senza risposte già pronte e preconfezionate.

Papà Gugol non potrà mai sostituirsi a Papà e Mamma, per un bambino, e la naturalezza della curiosità va stimolata nel modo giusto e con una corretta utilizzazione dei mezzi di informazione, della tecnologia e dei social. Oltre che di Papà Gugol, Di Paolo ha parlato anche del romanzo pubblicato lo scorso anno, Una storia quasi solo d’amore: nonostante la tematica differente, molte sono state le riflessioni che la vicenda narrata ha implicato. In primo luogo il concetto di innamoramento, che coincide con il momento di maggiore abbassamento dei pregiudizi nei confronti dell’altra persona. Poi, il “tratto di strada”, quello che intercorre tra un uomo e una donna o tra una generazione e l’altra, che può risultare decisivo ai fini della conoscenza di una persona.

I mondi diversi vengono a contatto, come in Papà Gugol i protagonisti pongono domande a loro stessi, non nella manichea distinzione tra apocalittici e integrati (per citare Umberto Eco) ma semplicemente per comprendere come l’età anagrafica risulti quasi una convenzione se c’è una corrispondenza empatica ed intellettuale. Così Nino, giovane di belle speranze, può insegnare teatro a persone ormai entrate nella terza età. Per supportare la tesi, Paolo Di Paolo ha raccontato un toccante episodio, reale, che la nota attrice Piera Degli Esposti ha reso noto durante la presentazione di Una storia quasi solo d’amore: l’anziano Albertazzi, in una delle sue ultime apparizioni teatrali, dopo lo spettacolo con i suoi occhi vividi propose alla Degli Esposti di mettere in scena un Romeo e Giulietta.

Di fronte alle resistenze dell’attrice, Albertazzi argomentò dicendo che sarebbe stato qualcosa di unico, come a dire che non conta l’età ma la capacità di mettersi in gioco fino all’ultimo. La letteratura, così come l’arte e più in generale la cultura, serve proprio a questo: a scoprire vite nuove, ma soprattutto a riscoprire la propria, trasmettendo qualcosa. Leggere è sempre un’attività stimolante, il tempo dedicato alla lettura è sempre poco, nonostante la magia – un po’ come quella che accade quando nasce un amore – di potersi calare in uno spazio e in un tempo apparentemente lontani.

“Leggere – ha affermato Di Paolo – significa dilatare a dismisura la possibilità di vivere una vita che non è solo la nostra, una moltiplicazione dell’esistenza senza la quale non si riuscirebbe a sentirsi a proprio agio nel tempo”. Tra gli applausi generali di un pubblico letteralmente incantato e conquistato dall’accattivante voce dello scrittore, che ha saputo catalizzare l’attenzione conducendo gli spettatori in un percorso variegato e interessante, si è concluso così un altro appuntamento partecipato e di qualità.

In tantissimi si sono fatti autografare una copia di un libro, scambiando qualche parola con Di Paolo che non si è sottratto e anzi ha proseguito nel rispondere alle numerose domande consacrando – qualora ce ne fosse stato bisogno – la sua genialità e la sua cordialità. L’autore di Papà Gugol si è detto davvero colpito per la bellezza della location della Casa delle Culture, apprezzando il Chiostro e il complesso del Carmine nella sua interezza, con la sua storia e il suo innegabile fascino.

Per “Velletri Libris” un successo continuo: la rassegna cresce in gradimento e continua a ritmo serrato. L’evento, ideato dalla Mondadori in co-produzione con la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura, è stato reso possibile anche grazie agli sponsor, ringraziati pubblicamente, che sono: Banca Popolare del Lazio, Allianz Assicurazioni, Piana dei Castelli e Casale della Regina. Un calice di vino, degustazioni ottime, e mente già proiettata alla prossima iniziativa: giovedì sera, alle ore 21.00, arriva Lidia Ravera per parlare del suo romanzo Il terzo tempo, edito da Bompiani. 

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