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A nove giorni dal convegno-spettacolo che ha inaugurato una settimana carica di iniziative, domenica 29 ottobre si è conclusa come era iniziata la prima edizione della Rassegna Nazionale “Campaniliana”, lasciando la parola all’opera stessa di Achille Campanile.

Non c’è dubbio, infatti, che uno dei pilastri sui quali si è sorretta l’intera manifestazione sia stato l’attraversamento della figura di Achille Campanile – quarant’anni dopo la sua scomparsa il 4 gennaio 1977 – nella sua dinamica complessità, alla riscoperta della vastissima produzione di un intellettuale, sempre impegnato tra letteratura, drammaturgia, giornalismo, critica e molto altro, spesso imbrigliata entro l’etichetta di “umoristica”.

La rappresentazione de “La moglie ingenua e il marito malato”, in seguito all’assegnazione del Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile” attribuito a Francesco Brandi per il migliore copione inedito di registro comico, ha ricreato sul palco del Teatro Artemisio “Gian Maria Volonté” l’atmosfera quotidiana e al tempo stesso paradossale propria della scrittura campaniliana. Il clima propositivo della rassegna è stato rispettato per la scelta di portare sulle scene un’opera, tratta dall’omonimo romanzo edito nel 1941, che vi mancava da trent’anni, grazie all’impeccabile regia di Enzo Toto e della compagnia “Il Teatrone”.

Al centro della vicenda è una situazione sospesa tra l’uso comune e il ventaglio delle probabilità, che prende avvio dalla crescita sulla fronte dello scienziato Silvio Rune, interpretato da Enrico Lopez, di due corna sulla natura delle quali si interrogano i diversi protagonisti. Muovendosi sul sottile discrimine tra la consueta espressione “avere le corna” e il suo senso letterale, sotto l’acuta lente di Achille Campanile – o meglio attraverso il suo monocolo –, attorno alla strana malattia del Professor Rune si profilano le disparate congetture del fratello Ottavio e di sua moglie Jolanda, della suocera Olga, della portinaia e di suo marito, degli inquilini del piano si sotto e di sopra Valem e Kalem, del Dott. Amand, dell’avvocato Karlsar, dell’investigatore Moller fino a giungere ad Adele, la moglie ingenua del professore che nega il tradimento, rispettivamente interpretati con estrema bravura da Fulvio De Angelis, Elisabetta Berdini, Antonella Consolandi, Patrizia Bigi, Marco Tredici, Emiliano Lopez, Lucio D’Abbruzzi, Emanuele Cammaroto, Alessandro Toto, Enrico Cappelli e Valentina Calcagni.

A sorprendere dell’intreccio di quest’opera, nella quale le complicazioni aumentano invece di appianarsi, è il progressivo coinvolgimento, accanto ai due protagonisti evocati anche nel titolo, dell’intero stuolo dei personaggi in un dramma che da personale si trasforma in collettivo, quando un luogo comune del linguaggio si rivela essere comune anche nella realtà e tutti si scoprono traditi e traditori, ciascuno con il suo paio di corna metaforiche comparse all’ombra di quelle fisiche del Professor Rune.

Una conclusione che non poteva essere migliore per la Rassegna Nazionale “Campaniliana”, ideata dalla Fondazione di partecipazione Arte & Cultura in coproduzione con l’Associazione Culturale “Memoria ’900”, con la collaborazione del Fondo Campanile e il patrocinio del Comune di Velletri, e che si spera che possa proseguire con altre e altrettanto partecipate edizioni nei prossimi anni, continuando a scavare nell’opera polifonica di Achille Campanile, lì dove tra un Eraclito che piange e un Democrito che ride si apre la faglia di un riso che, per il suo carattere ragionativo e al tempo stesso universale, nasce dal cervello.

Rocco Della Corte

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