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Due ore e mezzo di spettacolo non sono facili da sostenere, né per una compagnia teatrale, né per il pubblico. Eppure è accaduto. Domenica 2 febbraio al teatro Auditorium G.Pierluigi non c’era una poltrona libera e, per tutto il tempo dello spettacolo, il pubblico ha riso, applaudito e ha seguito con partecipazione. La Compagnia teatrale era quella degli ScanSonati che, diciamolo subito, ballando, cantando e recitando ininterrottamente non si sono mai risparmiati.

Lo spettacolo aveva un titolo che era tutto un programma “Maramao, canzoni e scenette dei tempi della radio”. Questa scelta poteva essere un azzardo nell’attuale epoca dei social e del predominio televisivo, ma così non è stato. Ancora una volta si dimostra che quando un’idea creativa riesce ad incontrare l’immaginario del pubblico, quando uno spettacolo è strutturato con sapienza e gli attori sanno darsi completamente al pubblico, è inevitabile che lo spettacolo abbia successo.

Il Direttore Artistico Giorgio Avanzini, portando in teatro canzoni e sketch, ricostruisce il periodo d’oro della radio, quello che va, tanto per intenderci, dagli anni Trenta alla prima metà degli anni Cinquanta. Questo è anche il periodo di maggiore splendore del teatro di rivista dove si alternavano macchiette, corpi di ballo, comici e cantanti. Grandi compagnie portavano attori del calibro di Petrolini, Macario, Totò. Fu una scuola dura e scintillante in cui si fecero le ossa attori e comici come Walter Chiari, Gino Bramieri, Raffaele Pisu, Mario Riva.

La radio riuscì a farsi interprete di questo genere rendendolo accessibile in tutt’Italia, anche nei centri troppo piccoli per richiamare una qualsiasi compagnia teatrale. Così si rese ancora più popolare un genere già di successo. Giorgio Avanzini si muove con sorniona padronanza in questa cultura della leggerezza, ricostruendo, spiegando, cantando, recitando con la sua compagnia sempre attiva. E’ riuscito non solo a raccontarci come ridevano gli italiani degli anni Trenta e Quaranta, ma è riuscito a farci divertire con le stesse gag di quegli anni.

Si sono succeduti con un ritmo ben scandito macchiette comiche e canzoni, interventi teatrali e rappresentazioni, da “Maramao perché sei morto”,  sketch ripresi dai Fratelli Derege, imperlando “Oh capitan c’è un uomo in mezzo al mar”, “ma Pippo Pippo non lo sa”, così via cantando e recitando. Ritmo incalzante e momenti di spiegazione del momento storico, ma tutto sempre con un tono leggero, con ironia e garbo.

Qualche leggera sbavatura su alcune note più impegnative, ma questo è quasi inevitabile dal vivo e nel corale, si può dire che una compagnia di dilettanti che sappia tenere la scena, che sappia cantare, recitare e ballare non è certo facile da trovare. Inevitabilmente quando è in scena Avanzini il livello diventa un altro, nonostante la sua recitazione non sia istrionica, anzi cerchi di dare spazio a tutti, scegliendo di far crescere la compagnia.

Ultima nota mio figlio ha quindici anni e si è molto divertito, del resto ridevano tutti, dai bambini alle persone di una certa età. Aggiungo che con noi c’era un amico di mio figlio di origine moldava. Ebbene anche lui ha riso e applaudito, anzi, ha anche ripreso molte parti con lo smartphone. Questo, per me, vuol dire che lo spettacolo ha saputo valorizzare aspetti della cultura “leggera” italiana in grado di superare limiti geografici e storici. Anzi una cultura scansonata.

Claudio Pellegrini

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