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Sono 529 anni da quel 12 ottobre del 1492, quando, alle due del mattino il marinaio di vedetta, dalla coffa di vedetta gridava: “Terra! Terra! Terra!”. Cristoforo Colombo era arrivato dove pensava di essere arrivato. Dopo, grazie ad Americo Vespucci, si è saputo che non erano le Indie, ma un nuovo continente. L’ America. L’umanità compiva un’ altra grande scoperta, un altro passo avanti nella conoscenza della nostra ancora misteriosa terra e del sistema planetario di cui facciamo parte.
Gli Americani celebreranno alla grande questo giorno, ma anche da noi non c’ è certo indifferenza, perché siamo noi che siamo partiti, abbattendo le colonne d’Ercole, considerate i confini del mondo fino ad allora conosciuto. Un genovese, un italiano, anche se a servizio del Portogallo prima e della Spagna dopo, ha sfidato l’ignoto. Il premier Draghi avrebbe detto “con un rischio calcolato”. Sulla buona strada lo avevano messo personaggi famosi, come Marco Polo, Paolo Toscanelli, Giosuè e i primi grandi navigatori che si erano lanciati nel cosiddetto Mare Oceano, ossia l’oceano Atlantico, prima di Colombo.
Comunque l’uomo non si ferma mai. Continua i suoi viaggi nell’ignoto e con successo. Questa pandemia lo ha dimostrato: in breve tempo siamo riusciti a contrastare l’ avanzata del virus e stiamo avendo la meglio. Non c’è no vax che possa fermare il “Colombo di oggi”.

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